Il vino è sempre e comunque elemento centrale. Ma può anche essere una scusa per immergersi tre ore in una realtà diversa, dove respiri terra,campagna,stivali di gomma,sudore della fronte e natura. Tre ore in cui puoi ritrovare anche un po’ di pace (guest post di Cosimo Errede).

Metto da parte mille impegni, lavori, stanchezza e decido. Si va da Porthos. Dopo circa quattro anni di assenza da via Mantegazza, mi organizzo per tempo e torno “a casa di Sandro”.

Sandro. Magari agli enofili più impenitenti dire Sandro è più che sufficiente per capire di chi si stia parlando. Per tutti gli altri, mi riferisco a Sandro Sangiorgi. Colui senza il quale forse non mi sarei mai avvicinato al mondo del vino e che non sa solo di vino ma di tutto ciò che ad esso ruota intorno.

Il Paradiso di Manfredi. Brunello di Montalcino. Verticale. E poiché non sono mai stato un grande appassionato di Brunello, data la presenza di un produttore così sui generis, non posso farmi scappare l’occasione quantomeno di capire per quale motivo non ci sia mai stato troppo interesse da parte mia verso quel vino.

I sei vini in degustazione

Insieme a Sandro presiedono alla serata Florio Guerrini e la sua Rosella Martini. Lei ha la timidezza e la riservatezza stampate sul volto. Lui sembra una persona moderata, ma quando si parla dei suoi vini esplode in ampie digressioni. Non si definisce un produttore di vino ma un “accompagnatore”. Il suo liquido odoroso cresce in libertà e rispetto, lui lo osserva e si limita alle pratiche elementari per portarlo ad esprimere il meglio di sé.

Ci parla un po’ anche del territorio, del microclima e delle  espressioni che vengono da esso donate ai Brunelli. A Nord di Montalcino eleganti, raffinate, persuase di tannini morbidi e vellutati. A Sud-Ovest potenti, forti, energiche. Si spinge a parlare di ere geologiche, spostamenti della crosta terrestre ed “affioramenti”. Il Paradiso di Manfredi è un podere di circa due ettari, che produce 7.500 bottiglie di Brunello, 2.500 di Rosso di Montalcino, e quando per il primo arrivano le cinque stelle del Consorzio, se ne tirano via 1.500 e si fa la Riserva.

Matteo Gallello e Sandro Sangiorgi

Terrazzamenti. Così come si faceva in altri tempi su quei campi toscani. Così come Manfredi, Babbo di Rosella gli ha insegnato a tener le viti. Anche contro le logiche e le esigenze di spianamento che si sono tutt’intorno susseguite  via via negli anni. E la mineralità di quel terroir è così intensa e piena, che nei quaranta anni che egli è lì, afferma di non aver mai versato un granello di concime vicino agli impianti.

I vini

Matteo mi versa i vini. Sandro ci da un po’ di tempo per portarli al naso, per attendere che si aprano, per osservarli e pregustarli. Meglio non bere ancora. E meglio evitare di ruotare il calice. Ci consiglia il bicchiere fermo per dar tempo ai vini di svelarsi in autonomia. Musica. Bella ma non ricordo di chi. Coesa con il momento e l’ambiente. Musica. Distrazione costruttiva. E poi ancora la voce di Sandro che ci legge una poesia di Wisława Szymborska.

I sei vini sono serviti alla cieca, perché “dentro c’è una sorpresa”. Quindi una verticale un po’ anomala. Ma qui da Porthos non c’è nulla di normale o banale. L’esplorazione continua e la voglia di capire sempre oltre, sono i temi che percepisco portanti. Venti minuti. In venti minuti, con la distrazione costruttiva della musica, portiamo alle labbra i calici e cerchiamo di carpire i segreti e le mille sfaccettature di ogni vino. Io lo faccio con il palato “riverginato” da quattro anni di assenza dai tavoli di degustazione, e mi piace. Mi piace rivivere momenti già noti, ma con sensi rinnovati. Mi piace rinnovare la mia ignoranza e scoprire.

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Alla fine la sorpresa era il vino numero sei. Brunello si, ma Riserva. E quei toni freschi, acerbi, immaturi di un vino che sembrava giovanissimo e non pronto da metter in bocca, mi sorprendono pensando che sono solo gli antesignani di quelli che verranno negli anni a seguire e che matureranno, si arrotonderanno, prenderanno corpo, struttura, densità. Quella densità che come dice Sandro è tipica dei vini naturali*. Che fanno un rumore diverso quando si versano nel bicchiere, come se fossero cremosi.

Mi ero ripromesso di non scrivere “vini naturali”. E’ un termine che mi infastidisce. E’ un termine che troppi hanno usurpato strumentalmente a chi mi ha immerso per primo nel mondo del liquido odoroso.

Non mi addentrerò nella descrizione dei vini degustati, da semplice appassionato quale sono non me ne sento all’altezza. Per queste cose ci sono tanti più bravi e preparati di me. Solo una nota che reputo interessante. Sandro ha specificato che i vini della degustazione non li hanno portati il giorno stesso da Montalcino Rosella e Florio, ma erano lì a Porthos da molto tempo. Ci ha fatto notare la “calma” di quei vini non stressati dal viaggio. Esagerazione ? No. Era quella la sensazione che mi avevano dato prima che Sandro svelasse questo particolare.

“Sulle ali delle lucciole”, Rosella Martini

Voglio però tornare un attimo su Rosella Martini che ho lasciato per ultima ma non ultima. La ciliegina sulla torta della serata. Rosella è la figlia di Manfredi da cui prende il nome il podere. Rosella scrive poesie che poco hanno a che fare con la poesia che siamo abituati a conoscere. Niente rime, sono narrazioni. Narrazioni di momenti di vita passata, dove il fulcro è il suo “babbo”. Il suo libriccino “Sulle ali delle lucciole” non ha riferimenti al vino ma parla semplicemente di ciò che è stato. E lo fa attraverso la voce di una donna che mentre legge i suoi scritti sembra davvero quella bambina che aveva come amiche carissime le tasche del suo grembiulino, dove nascondeva noci, uova, frutta e chissà cos’altro. Si. Mentre leggeva sembrava davvero immedesimata in sé stessa da bimba.

Si addentra Rosella in argomento vino solo di striscio. Lo fa descrivendoci il suo Florio che in periodo di potatura esce di buona mattina e si reca silenziosamente in vigna. Come un’ombra. E lo guarda dalla finestra mentre si accovaccia, osserva, rimugina e mugugna vicino ad ogni singola pianta di vite. Non taglia in maniera standardizzata Florio, ma nei suoi gesti puoi trovare quell’esperienza “ripetuta e ricercata” che gli consente di considerare ogni singola vite come individuo unico al quale dedicare concentrazione umana specifica.

Sono molto colpito, tra l’altro, di quanto ella sia pervasa da quel tenero e profondo ricordo nei confronti del suo babbo. Alla fine le chiederò di scrivermi due righe autografe sulla prima romana del suo libriccino. E mentre lo fa le sussurro che vorrei davvero tanto esser degno di esser ricordato così da mio figlio come lei ripensa al suo. Mi sorride.

Un momento della degustazione

Ciliegina sulla ciliegina, una grappa di vinacce di Brunello de Il Paradiso di Manfredi, distillata da Capovilla. Il retro etichetta recitava così : “Grappa ottenuta dalla doppia distillazione a bagnomaria in piccoli alambicchi di rame con sistema discontinuo. Dopo necessario riposo viene portata a gradazione con acqua di sorgente”.

Il vino non si fa con i numeri ma con gli equilibri (Florio Guerrini)