Un laboratorio interessante, dove la partecipazione è stata davvero sentita, quello di Paolo Mazzola sul mondo delle birre IPA (India Pale Ale) e APA (American Pale Ale), durante l’appuntamento Beer for Summertime al Pikkio. La conduzione è stata affiancata dai mastri birrai che hanno espresso valutazioni non solo sui propri prodotti ma anche sugli altri presenti all’evento. Una serata ricca di scambi costruttivi sia per i profani che per gli addetti ai lavori, che hanno colto l’occasione per porsi nuovi obiettivi a breve e lungo termine.

Beer for Summertime

Ha rotto il ghiaccio la 24K di Brewfist, una Golden Ale chiara, prodotta con luppoli inglesi, con forti note erbacee all’olfatto e al gusto . Nonostante non facesse parte della rosa di birre proposte dal laboratorio, Paolo Mazzola ha colto l’occasione per allargare la tipologia di birre degustate  e interpellare il  birrificio L’Olmaia,  che produce un’ottima Golden Ale “LaCinque”, invitando Moreno Ercolani, padre di questa birra  un chiara ottenuta con luppoli tedeschi e sloveni e con un solo tipo di malto, dall’alta riconoscibilità.

Presentata in seguito la Cassia di  Itineris, una APA  con un buon bilanciamento tra parte dolce e amara, un aroma resinoso ed agrumato e una luppolatura generosa; anche il titolare del birrificio Cerevisia Vetus, Marco Stirpe,  ne sottolinea il bilanciamento prima di presentare la sua Viso Pallido.  Questa birra ha un parte amara importante, oltre che un ottimo impatto olfattivo.  Lo stesso Marco Stirpe ci ha parlato di dry hopping, late hopping  per far comprendere che il profilo aromatico di una birra è anche funzione della tecnologia e non solo della varietà di luppolo adoperata.

Cerevisia Vetus, Cassia di Itineris, 24K di Brewfist

Degustata poi la Apaloosa del birrificio Kashmir con la partecipazione del birraio titolare Romain Verrecchia: meno luppolo da amaro e parte aromatica  più pronunciata, nelle sfumature di frutta tropicale, agrumi e resina di pino.

Paolo Mazzola e Romain Verrecchia

A concludere la carrellata, la Pig Floyd del birrificio Castelli Romani: anche questo prodotto è caratterizzato da un buon bilanciamento tra parte aromatica e amara, aroma di uva spina e frutti tropicali, che derivano dal Nelson Sauvin, e parte citrica figlia del Cascade.  Come tutti i prodotti di questo birrificio , è forte il legame con la territorialità nella ricerca delle materie prime, dei nomi delle birre, delle antiche tradizioni. Ma con la Pig Floyd ci si è voluti rivolgere  alle nuove generazioni e alla loro passione per le birre luppolate, che stanno apportando nuovi e decisivi slanci alla cultura brassicola.

Le birre artigianali del birrificio Castelli Romani

Durante il laboratorio non è mancata l’occasione per conoscere da vicino le realtà dei birrifici artigianali tutti  con un legame più forte con la territorialità come quello dei Castelli Romani, Itineris, Turan, Olmaia Cerevisia Vetus, Kashmir e Birradamare. Marco Stirpe ha messo in luce l’importanza del lavoro artigiano e le differenze con il mondo industriale, che ha legato l’immagine della birra ad una bevanda di largo consumo.

Esplorazione e degustazione di diversi stili

E’ l’esplorazione di diversi stili che porta ad essere curiosi verso questo mondo ed è proprio questo elemento che dobbiamo continuare a mantenere vivo , assieme ad una sana competizione per la diffusione della cultura brassicola