Birre e territorio. Un legame che abbiamo spesso avuto modo di sottolineare nell’ambito degli incontri fatti con i birrifici presenti all’evento Beer for Summertime. Nel caso del birrificio Turan questo legame viene sugellato anche dal nome che si è deciso di dare all’azienda, nome che affonda le sue radici nella mitologia etrusca dove “turan” significa “la signora” e designava  il riferimento mitologico dei Vulci, ovvero la dea della fertilità.

E’ nella Tuscia dunque, in particolare a Montefiascone, che 3 anni fa nasce il birrificio Turan: una realtà di  500 metri quadri, che in pochi anni sta sempre più conquistando il pubblico degli appassionati del settore; dispongono ora delle “armi  per poter entrare in gioco seriamente”, come sostiene Federico Pallottino, mastro birraio.

Abbiamo approfondito con Federico la sua passione per la birra: l’idea parte da una passione che fa leva su studi universitari e ricerca: Federico è un agronomo, nonché biotecnologo alimentare, dunque dedica alla ricerca una consistente parte del suo lavoro, tant’è che per dedicarsi a 360 gradi alla birra ha dovuto abbandonare la gestione di un piccolo pub. Come altri nostri amici birrai, anche Federico sottolinea l’importanza, in questo lavoro, del contatto con la gente: aspetto che continua a ricercare in eventi come quelli del Pikkio. Per lui la forza di eventi come il Beer for Summertime è quella di offrire prodotti di qualità più alta rispetto a quelli industriali, oltre all’importante aspetto che definisce di “formazione” dell’utente finale: sono i proprietari dei locali a creare l’interesse dell’utente e proprio per questa ragione bisogna interfacciarsi prima di tutto con loro.

 

Le birre del Birrificio Turan

Uno degli aspetti delle birre Turan è la continua innovazione e utilizzo di materie prime, anche estere, ad esempio di luppoli americani, accanto alla presenza di elementi caratteristici delle zone di produzione. Ne è un esempio la Quinta, una saison fatta con miele della Tuscia: quinta perché per i suoi creatori vorrebbe evocare  una nuova stagione, dove possano fondersi  odori natalizi a quelli primaverili.

Oltre alla Quinta vengono prodotte altre quattro tipologie: la OOPS, la Tuscia, la Sonica e la Sfumatura. La OOPS è una ale ambrata con cardamomo; più particolare la Tuscia, una belgiandark strong ale, prodotta due volte l’anno in quantità limitata e invecchiata sei mesi in grotte etrusche. Passiamo poi alla Sonica, una ale dorata, e alla Sfumatura, una imperialstout, come le precedenti ad alta fermentazione.

Ogni birra è per Turan un viaggio, un percorso per stimolare i sensi, una poesia che il gusto recita nei nostri pensieri, e così sorseggiando una OOPS potremmo scorgere quasi le sue parole “ancora annusami, non senti che oleo ad erbaceo?” mentre guardando una Tuscia ” con le sue labbra carnose, la chioma corvina, quella ciocca caffellatte, eterea, come di schiuma” avessimo in mente di abbandonarci tra le braccia della Sonica, “dai boccoli dorati” o nella” voluttà fuligginosa della Sfumatura, davanti al camino di braci ardenti”, mentre l’Ultrasonico già “ T’avviluppa tra le sue spire, dispiegando le ali dorate di farfalla ubriaca”