Magritte “Le fils de l’homme”

L’importanza e l’influenza del cibo nella società, sia quella attuale sia quelle passate, è tangibile. Oltre alla semplice “alimentazione”, il cibo ha sempre avuto un significato simbolico che va oltre l’atto del mangiare in sé.

L’arte del cibo, del mangiare e dei rapporti nati all’ombra di una cena sono visibili in tantissime opere d’arte. Basta osservare i dipinti che raffigurano la natura morta, già presenti in antichissimi mosaici e pitture romane. Per portare un esempio artistico concreto prendiamo ad esempio  l’opera di Caravaggio (1571-1610) Canestra di frutta (1596) per capire l’importanza ricoperta nella società.

Caravaggio “Canestra di frutta” (1596)

Nella bellissima opera di René François Ghislain Magritte (1898-1967) “Fils de l’homme”  (1964) viene raffigurata, in modo dirompente, l’immagine di un uomo con la bombetta in vestito scuro, il suo volto viene nascosto da una mela verde, un simbolo forte che per la cultura occidentale rappresenta l’”origine”.

La rappresentazione del rapporto stretto fra cibo e arte, è anche stato evidenziato sia dal cibo in sé presentato attraverso i colori e l’atto del mangiare, sia dal modo di presentare il banchetto come un momento conviviale estremamente importante, tanto da renderlo immortale in un dipinto, preparato nei dettagli e curato nella sua presentazione.

“La cucina magra” e “La cucina Grassa”

Il cibo ha avuto, ed ha anche oggi, un’importante e notevole funzione sociale, osservando due bellissime incisioni su rame dell’artista olandese del XVI secolo Alexander Wieb Bruegel è possibile rendersene conto. “La cucina magra” e “La cucina Grassa”, due incisioni che sono perfettamente inverse e corrispondenti.

Da questo brevissimo post si può capire come il cibo si trasforma in cultura attraverso l’intervento dell’uomo, il quale non si limita a usare un alimento, ma lo plasma con altri, lo integra, “sottomettendo” simbolicamente la natura e creando nuovi sapori, nuovi gusti e nuove culture, appunto. La condivisione sociale, soprattutto in determinati momenti della nostra vita, mette in stretta comunicazione le persone anche, o forse soprattutto, attraverso un banchetto.

L’anima del vino

Vogliamo chiudere il nostro primo approccio a questa simbiosi, riportando una poesia di Baudelaire. L’anima del vino.

Nella bottiglia l’anima del vino – era di sera -
cantava: “Caro povero uomo, dalla prigione
del vetro e sotto questa rossa laccata cera,
ti giunga luminosa, fraterna, una canzone.

So bene quanta pena, quanto sudore occorra
sulla collina in fiamme, sotto il sole cocente,
perché io abbia un’anima, e la vita in me scorra.
Ma non sarò ingrato, non sarò impudente.

Provo una grande gioia quando soave piombo
nella gola d’un uomo sfibrato dal lavoro:
perché il suo caldo petto è per me dolce tomba,
meglio che in una fredda cantina là dimoro.

Non senti le domeniche punte da stornellate,
la speranza che mi alita nel seno palpitante?
I gomiti sul tavolo, maniche rimboccate,
tesserai le mie lodi, con il cuore contento.

Lo sguardo alla tua donna, nell’amore rapita,
accenderò, a tuo figlio darò forza e colori,
e sarò per quel fragile atleta della vita
l’olio che ben rassoda le membra al lottatore.

In te farò cadere la vegetale mia
ambrosia, raro seme che il gran Seminatore
sparge perché dal nostro amore poesia
nasca e verso Dio salga come un prezioso fiore”.

 

Il vino ispira Baudelaire. La poesia di Baudelaire ispira questa versione in musica.